venerdì 8 maggio 2009

BIBLIOCOOPERATIVISTI IN SCIOPERO VERSO IL G8

Ieri, 7 maggio 2009, si è svolta una partecipata assemblea sindacale dei lavoratori esternalizzati che svolgono il servizio di reference presso le biblioteche universitarie di Torino.

A fronte di una situazione che permane confusa e per nulla rassicurante, derivante in buona parte dai tagli governativi agli atenei italiani, si è deciso di dichiarare nuovamente lo stato d’agitazione. La mobilitazione d’autunno, infatti, se è riuscita a limitare i danni derivanti dalle volontà di risparmio dell’Ateneo torinese (limitare ma non eliminare), non ha sciolto alcun nodo riguardante il futuro occupazionale dei 72 dipendenti di cooperativa impiegati in tale servizio. Tutte le richieste di noi lavoratori affinché si aprisse un tavolo di trattativa o quantomeno di dialogo con gli organi accademici, con la mediazione sia delle RSU universitarie sia della Regione, per giungere ad una soluzione condivisa o quantomeno alla delineazione di una strategia dell’Ateneo riguardante le politiche occupazionali, si sono scontrate contro un disarmante silenzio o, peggio, contro un incomprensibile rifiuto. È per tale ragione che noi dipendenti esternalizzati leggiamo con estrema sofferenza le parole vergate dal rettore Pellizzetti nel suo editoriale dal titolo “comunicare di più” sul primo numero di Temi e Ricapitolazioni, bollettino online in bella mostra sulla home page dell’Università di Torino. Si tratta forse di un ripensamento? Speriamo di sì, certamente a breve presenteremo nuovamente delle richieste d’incontro e potremo così misurare la coerenza del rettore.

Intanto il 19 maggio saremo nuovamente in sciopero, in concomitanza con la manifestazione nazionale studentesca che si oppone ai lavori del g8 delle Università. Non si tratta solo di portare solidarietà agli studenti dell’onda, ma di una partecipazione convinta. Quel che infatti viene delineandosi in questi incontri, ben riflesso dalle posizioni della CRUI, è un modello di università che non ci piace, sempre più privatizzata e felicemente immersa nel mare del libero mercato e della concorrenza. Pensiamo invece che gli Atenei, in quanto enti pubblici, debbano fornire delle risposte alla crisi ed ai problemi dell’occupazione che siano differenti da quelle adottate dall’industria e che anzi debbano essere da stimolo e da esempio per trovare una via d’uscita alla crisi che non procuri un disastro sociale. Crediamo che i diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori, siano indissolubilmente legati alla natura pubblica dell’Università, in questo scenario i lavoratori precari sono semplicemente i primi a farne le spese. Speriamo, con la nostra decisione, di convincere anche i dipendenti dell’Università ad aderire all’iniziativa del 19 poiché la richiesta studentesca per un’Università pubblica e libera non può che essere anche la nostra.

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